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AL CINEMA IL 18 APRILE il film sulla coppia di ballerini più famosa del mondo. Danza Pablo Veron. La produzione esecutiva è di Wim Wenders. C’è altro da aggiungere?

Maria Nieves e Juan Carlos Copes. AL CINEMA IL 18 APRILE il f…

Maria Nieves e Juan Carlos Copes. AL CINEMA IL 18 APRILE il film sulla coppia di ballerini più famosa del mondo. Danza Pablo Veron. La produzione esecutiva è di Wim Wenders. C'è altro da aggiungere?

Pubblicato da Wanted Cinema su Giovedì 24 marzo 2016

Tra i tanti meriti di Lezioni di tango di Sally Potter c’è sicuramente la capacità di raccontare i sentimenti del tango; merito delle coreografie di Pablo Veron ma anche delle scelte musicali e soprattutto della parte di regia, fotografia, luci e scenografia, il tutto magicamente riassunto in questa Zum di Osvaldo Pugliese

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Terza ed ultima parte dell’intervista a Pablo Verón da El Tangauta dello scorso mese. E qui trovate la prima e la seconda parte.

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Ma questa standardizzazione è il prodotto del tango nuevo o di questo sistema di trasmissione più accademico di quello dell’epoca d’oro?
Il tango nuevo per ora mi da l’impressione di essere questo: una pretesa di trasmissione accademica per poter insegnare e dare alla gente la sicurezza di avere una verità assoluta. Avere insegnanti che a loro volta creeranno altri insegnanti e dunque un pubblico ogni volta maggiore. Ma si vede chiaramente che non produce migliori ballerini. Prima esistevano più stili personali perchè c’era meno commercio, meno manipolazione. C’era un sistema di insegnamento più intuitivo, più diretto ed onesto. Oggi si gioca con l’ignoranza della gente.

Spero che si studi maggiormente il ballo di prima per riscattare le dinamiche che sono come nascoste, rivisitarle e da qui partire con nuove basi.

Se ricercate vedrete come coloro che oggi si proclamano inventori di questo o di quell’altro copiarono moltissimo i maestri oggi scomparsi. Se cercassi una figura personale anche io potrei dire di essere l’inventore del tango nuevo.

Perchè?
Di fatto, è quello che la gente pensa in tutto il mondo, che è dove lavoro.

Lezioni di Tango è la prima visione di un tango differente, moderno, quella che segnò ed ispirò il cambiamento, ed il coreografo di questa pellicola fui io, è il mio ballo!

Vi si trovano circa 11 o 12 pezzi ballati, dei quali 9 sono numeri miei e perciò ricevetti l’American Coreography Award, il principale premio di coreografia negli Stati Uniti ed il premio SADAIC per la diffusione del repertorio nazionale all’estero. Ma mai mi sono sentito il creatore di questa moda né ho pensato di iniziare questo discorso, di tirare l’acqua al mio mulino ed essere “qualcuno”. Ho iniziato nell’ambiente veramente autentico del tango, i milongueros mi accolsero tra le loro braccia ed imparai da loro. Dopodichè ho seguito la mia necessità di trasformare ciò che avevo appreso, sono cresciuto ed eccomi qui. Sono il continuatore di una corrente che viene da lontano, il tango. E sono un creatore.

Quale peso ha avuto questo film nel risorgimento del tango degli anni ’90?
Ancora oggi ricevo mails da tutto il mondo di persone che mi riconoscono l’ispirazione che hanno ricevuto vedendomi ballare in questo film. In Europa, Stati Uniti ed Asia migliaia di persone iniziarono a ballare tango dopo averlo visto. Continuano a passarlo in televisione in vari paesi nonostante non si tratti di un consumo di massa, perchè è una pellicola d’autore, in bianco e nero e con una sensibilità particolare. É un film che mostra un aspetto autentico del tango, lontano dallo stereotipo commerciale abituale.

Perchè tieni i tuoi corsi?
Perchè insegnando si insegna e si impara. Si impara perchè ciascuna persona è differente ed è un’elaborazione costante che arricchisce molto, un conattto molto diretto. Io do la direzione del movimento permettendo che gli allievi esplorino ed in seguito scoprano cose per se stessi. Ciò che propongo è più neutro, non aderisce ad una tendenza. A volte lavoro sulla rapidità, l’energia e sul rischio reale; altre volte sulla connessione, il bilanciamento, i particolari. Inoltre do alcuni dati anatomici, come fare un buon uso delle braccia e delle gambe, dove nasce l’impulso. In altri momenti ancora do qualche informazione su possibili sequenze.

Questo non suona tanto diverso da ciò che si studia a Villa Malcolm, luogo paradigmatico di ciò che si chiama tango nuevo.
Non so cosa succeda a Villa Malcolm, ci sono stato un paio di volte e nient’altro. La questione è comunque chi, che cosa e come ti mostra le cose. Ti possono parlare di concetti molto convincenti e di verità universali ma se le sequenze sono inutili perchè inapplicabili e poco pratiche e fatte perchè si adattano alla spiegazione, se chi insegna non sa ballare o non possiede un vero interesse, o usa la situazione per fare il suo proprio show o li tratta come si trovassero in un giardino d’infanzia, la gente si confonde. Da me arrivano degli allievi che mi raccontano che gli è stato detto che con 4 lezioni e con 4 passi potranno ballare il tango, che è il ballo di coppia più complesso, profondo e paradigmatico che esista. Mi raccontano che gli insegnano a pensare in termini geometrici ed imparano tutto in maniera frammentato, che i maestri riducono il ballo a ciò che riescono a spiegare ma la spiegazione non rispecchia l’essenza, che sanno ma non capiscono, que si sentono vuoti e sentono di non ballare, in una strada senza uscita. Ballare pensando è la cosa meno raccomandabile, è un modo di limitare al massimo tutto l’impulso creativo. Il ballo è emozione, sentimenti, istinto.

Ma in effetti non è una tecnica? Non bisogna capirlo?
Quando una tecnica pretende di spiegare tutto da una limitazione andiamo male. Ci sono maniere molto più complete di spiegare il tango che attraverso una geometria basilare.

Cos’ha di buono questo momento del tango?
La sua rivalutazione mondiale. Il lavoro di tanta gente che si evolve e fa crescere il livello diffondendolo nel mondo intiero. La gran quantità di giovani. L’idea di ballare più organicamente. Le milongas più informali, con meno rigidezza sui costumi. Quando iniziai a ballare tango andavo alla “Verdulería”, un locale alla moda, con una bandana da hippy ed il perizoma. Per ballare tango argentino mi misi in testa un casco di gel per capelli ma perchè volevo ricreare artisticamente un’epoca. Il tango è un ballo popolare e moderno, non qualcosa di folclorico ed arcaico.

Nonostante non ti piaciano i festival, negli ultimi due anni hai partecipato a numerosi di essi.
Non è che non mi piaciano, ma i grandi festival mi suonano come un mercato ed io preferisco recarmi in posti dove ci sia una comunità e dove si possa avere un contatto più diretto e tranquillo con la gente, sono fatto così. Il mio ultimo periodo si divide fra lezioni e progetti artistici che risvegliano il mio interesse. Ho partecipato ad un paio di eventi organizzati da Johana Copes perchè coincedevano con i miei impegni, ma sto un po’ alla larga dai grandi eventi.

A partire da ciò che può scaturire da Nexus, quali sono i tuoi progetti artistici?
Ne ho diversi, ma preferisco non svelarli per scaramanzia. Cos’ ti posso dire che sono in relazione con il cinema ed il teatro. Sto lavorando sempre, facendo ciò che mi piace ed imparando.

Pablo Verón y Noel Strazza

CURRICULUM IN SINTESI

Figlio di un attore e di una scultrice, Pablo Verón iniziò la sua carriera professionale da molto giovane in commedie musicali a metà degli anni ’80. A quell’epoca fece parte del gruppo Tap 42, con il quale allietava feste a Buenos Aires e con il quale arrivò ad esibirsi negli Stati Uniti. Tra il 1989 ed il 1992 Pablo fece parte della compagnia di Tango Argentino, lo spettacolo di Héctor Orezzolli e Claudio Segovia che molti considerano il principale artefice di tutto l’interesse che di lì a poco ha ricevuto il ballo porteño in tutto il mondo. Questa esperienza però, particolarmente le esibizioni a Parigi, furono l’elemento chiave della carriera di Verón. Nella Ville Lumière conobbe la portoghese Teresa Cunha (con la quale formò la sua prima coppia stabile di ballo) ed iniziò a lavorare regolarmente fino a che decise di stabilirvisi. Dopo varie collaborazioni artistiche di successo con il regista teatrale argentino Alfredo Arias, Pablo conseguì maggior notorietà internazionale come coreografo, ballerino ed attore  protagonista dello squisito film Lezioni di Tango, dell’inglese Sally Potter. La pellicola, alla quale tra gli altri hanno partecipato anche Fabián Salas e Gustavo Naveira, vinse l’Ombù d’Oro come miglior film al Festtival Internazionale del Cinema del Mar del Plata nel 1997. Negli anni ’90 fu contattato per esibirsi varie volte in una decina di città europee e ricevette riconoscimento tanto in Argentina come all’estero. Ora in questo decennio, ha creato i suoi propri shows, ha partecipato ad altri di successo come Tanghost e si è impegnato nel ruolo di maestro in prestigiosi feativals internazionali. Si è ristabilito a Buenos Aires, lo scorso anno ha sorpreso tutti producendo il videoclip Nexus, un lavoro d’impatto nel quale si fondono tango ed hip-hop, la salsa, il folklore ed il tip-tap partendo dalla musica da lui prodotta.

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Seconda parte dell’intervista a Pablo Verón tratta da El Tangauta di dicembre 2008. Qui trovate la prima parte.

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Stai parlando di ciò che viene chiamato “tango nuevo”?
Parlare di tango nuevo come danza è difficile perchè il nome prevede una divisione con il passato e questo è molto discutibile, relativo ed ingannevole. Questa era la definizione della musica di Piazzolla e copiarne il nome, come se fosse sufficiente per essere equivalente e quindi per essere differente, non mi sembra corretto. É come se volessero farti credere di aver inventato loro il tango. Ed allora: cosa si ballava prima? Il tango è il tango e si è sempre trasformato dalle sue origini e se ogni rinnovamento fosse stato un tango nuevo, al giorno d’oggi avremmo innumerevoli tangos nuevos.
 

Il tango lo abbiamo creato tutti noi ballerini di tutte le generazioni che apportiamo qualcosa e ciò accade da più di 100 anni! Hanno pensato che il tango fosse terra di nessuno e vi hanno piantato la bandiera di “nuevo”, ma il nuovo non è per forza migliore del vecchio e non credo si possa andare lontano se si parte dal principio di negare o contrapporsi al passato. A quello che viene chiamato tango nuevo riconosco il merito di domandarsi i perchè, cercare di spiegare il funzionamento ed aggregare in maniera diversa il materiale, ma tuttavia questo processo è ancora in fasce e genera più di una confusione. Ciononostante soddisfa una necessità del mercato, perchè si sta pensando come in un’operazione commerciale, ma scarseggia di fondamenti solidi per potersi chiamare “metodologia”.

Il fatto è che quelli che credono di ballare “nuevo” stanno utilizzando maggiormente gli elementi di sempre.

I movimenti esistevano già, peccato che non lo dicano: giri, ganci, boleos, sacadas dell’uomo e della donna in tutte le direzioni, cambi di direzione, arrastres, paradas, corridas, salti, passi cruzados, eccetera. L’altro giorno mi hanno raccontato che c’è gente che crede che i giri li abbia inventati uno dei “profeti” di oggi. I giri li inventò Petróleo più di 50 anni fa! Ciò che è veramente nuovo è il commercio sempre più massiccio attorno al tango in vari livelli. Il ballo si sta trasformando da molto tempo grazie a molta gente e questo processo si è velocizzato negli ultimi anni perchè si è trasformato in uno stile di vita molto interessante.

Non pensi che il tango nuevo generi nuove dinamiche?
É interessante la proposta di invadere l’asse, ma poi risulta che ogni tre passi che fanno, due sono fuori asse e ciò inizia a fagocitare tutto il ballo, ed a partire dalle prime lezioni. Questi schemi si ripetono costantemente, dal momento che si idealizzano perchè di moda e da ciò risulta un ballo monotono, prevedibile e stereotipato. Ballano come se ballassero sull’oscillazione di un metronomo e non su una fior d’orchestra! Così il ballo dell’uomo perde dinamica, presenza e ciò che io chiamo ballare: muoversi dinamicamente, camminare, girare, vera velocità, complessità variata. Bisognerebbe stimolare, ed io lo faccio, ciò su cui il ballerino deve lavorare: l’asse, perchè curarlo e come usarlo, identificare una buona postura, profonda connessione con la donna, i differenti modi d’abbraccio, la qualità del movimento, da dove viene e cone liberarlo. Devo dirlo: questo generare mode assurde, lo “star system”, l’onda VIP, il disconoscere la storia per proprio beneficio, coloro che si autoproclamano inventori di figure o movimenti che sono patrimonio collettivo sono fenomeni deprecabili.
La gente da cui io ho imparato era più esigente e meno ambiziosa. Non erano “fast food”. Alcuni “geni” quando fanno le loro esibizioni sono anche loro “fast food” e ballano come professori, perchè hanno imparato come professori, imparano verità assolute e così li vedi statici. Non ballano per essere artisti unici, ballano come perchè l’allievo senta che anche lui lo potrà fare e soggiace la consegna di “ti insegno questo trucco, vieni, mi paghi e ti trovi nell’onda”. Per me l’ultima grande coppia fu Roberto Herrera e Vanina Bilous. Loro proponevano qualcosa di eccezionale, inimitabile e super estetico. Per ora, l’estetica “nuevo” è povera e superficiale e molti professionisti della danza, che non hanno lo sgurdo condizionato e non si trovano collocati nella “moda” preferiscono tutta la vita Gloria ed Eduardo, per esempio. Tuttavia c’è gente che balla bene, ma si nota un disorientamente ed una mediocrità generale, molta gente balla uguale, come fossero clonati. Oggi l’idea è ballare come un altro e prima era esattamente l’opposto, il proibito. Non ti arriva al cuore, è come se non avesse anima, sembra una sfilata di moda. Chissà se è pessimista, comunque c’è molta gente che la pensa allo stesso modo, ma se proseguiamo così presto non ci saranno più ballerini di tango.

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Eccovi una lunga intervista al grande Pablo Verón fatta da Carlos Bevilacqua in esclusiva per El Tangauta nel suo numero del mese scorso. Si tratta di un’intervista interessante in cui il ballerino manifesta molte sue opinioni su diversi aspetti del tango argentino. Dal momento che è abbastanza lunga, ho pensato, oltre che di tradurla, di dividerla in tre parti, tanto per farsi una piccola lettura nel week-end. Eccovi la prima parte:

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Nonostante sia uno dei ballerini più talentuosi, versatili e creativi che abbia conosciuto il tango negli ultimi due decenni, il suo nome non suona famigliare quanto altri. Una vecchio radicamento in Francia, al principio degli anni ’90, è buona parte della spiegazione. Ma Pablo Verón, il giovane prodigio del tip-tap, el ballerino di formazione eclettica, l’insegnante guru, il coreografo di cinema e teatro, si trova di nuovo nella sua natia Buenos Aires.

Perchè te ne sei andato a vivere in Europa?
Perchè mi sono innamorato di una ballerina portoghese. Comunque, sin da bambino sapevo che sarei andato a vivere fuori. Quando i miei vecchi mi mandarono a studiare a New York mi piacque molto, ma quando mi trovai con Tango Argentino a Parigi mi accorsi che quela città era tuttavia più interessante per l’apertura mostrata verso le altre culture. Ero legato ad essa con legami sconosciuti.

Non ti è andata male. Perchè te nesei andato?
Al contrario, mi è andata molto bene, ma un anno e mezzo fa mi sono ristabilito a Buenos Aires. Da una parte per riallacciare il legame con alcuni affetti e con il mio paese e dall’altra perchè avevo bisogno di uno spazio migliore. Oggi in Francia c’è molta tensione sociale, politica ed economica e questo colpisce la vita quotidiana. Per me ci sono più spazi e libertà qui che là.

Lungo la tua carriera hai cambiato molte compagne di ballo. É il prodotto di una decisione o è capitato?
É capitato. Avere una coppia fissa come non averla ha i suoi pro ed i suoi contro. Bisogna valutare dove uno si trova fisicamente e mentalmente in ciascun periodo. Ballare inizialmente abbastanza con Carolina (Iotti) fu per me fondamentale per entrare in confidenza con me stesso e con il linguaggio del tango. Ho avuto compagne per anni. Ultimamente, ho cambiato approccio verso il progetto.

Ballare pensando è la cosa meno raccomandabile, è restringere al massimo tutto l’impulso creativo. Il ballo è emozione, sentimento, istinto.

Con che obbiettivo hai prodotto il videoclip Nexus?
É stato come un esercizio, per il mero piacere di fare una coreagrafia sulla mia stessa musica. Tuttavia mi è servito per mostrare ciò che mi interessa ora. Sono rimasto soddisfatto perchè l’ho messo su in un mese. Ho cercato di fare un clip solo di ballo e di sperimentare come il tango possa dialogare con altri balli allo stesso livello, togliendolo dal suo ambito isolato ma mantenendo il suo interesse come danza ed in qualche maniera amplificandolo.

Tanto nella musica quanto nel ballo sembra ci sia molta gente a contaminare. La fusione è di moda?
Si, la fusione è di moda ed è necessaria per aprire prospettive, ma io contamino tenendo il tango molto ben fissato. Io ero ballerino di altre danze e decisi di fare tango perchè mi richiamò in maniera forte e si impose come una priorità. Ho studiato profondamente anche gli altri balli: negli Stati Uniti il tip-tap e l’hip-hop (parola che in realtà parla di tutto un movimento culturale che racchiude molti stili di ballo), a Cuba i balli cubani, e qui la danza contemporanea nel Teatro San Martin ed il jazz moderno, oltre che le arti marziali. A ciò bisogna aggiungere la mia formazione alla Escuela Nacional de Danzas. Ma il tango è la mia radice e mi sono sempre preoccupato di captare la sua essenza. Nei miei anni di studio sono stati in molti clubs, balere e pratiche in una ricerca quasi archeologica, per la metodicità. Andavo in posti come Sin Rumbo (il mio preferito), Pinocho, Estudiantes del Norte ed altri che non esistono più. Ho imparato molto da Miguel Balmaceda, da Antonio Todaro, da PepitoAvellaneda, da Petróleo, che veniva a casa mia, e da molti altri di cui non ricordo il nome. A sua volta, aver lavorato principalmente con Virulazo, ma anche con Gloria ed Eduardo e con Juan Carlos Copes in Tango Argentino, mi ha dato molte informazioni valide per il mio obbiettivo, il tango autentico sul palcoscenico, con radice ed al tempo stesso coreografico.

Credo che le contaminazioni sia meglio farle quando conosce ciò che sta contaminando.

Oggi si mette di tutto nel povero tango, senza imparare la salsa se ne mettono le braccia e senza imparare il tip-tap si fanno partire dei passi dove la dama si chiede cosa fare. Per trovare qualcosa di nuovo si cade in qualcosa di superficiale, facilone e vagamente autistico, perchè si insegna a pensare al ballo e non a sentirlo. Il pensiero è troppo lento per lo stato in cui bisogna trovarsi per ballare. Questa attitudine assente della frase “sto pensando qualcosa di importante” mentre si guardano i propri piedi o della frase “sono rilassato” quando non si sa cosa si sta facendo, è una carenza. Lo si può verificare chiedendolo alle brave ballerine che si impallano quando le si porta in questa maniera. Dispiace vedere ragazzi che si lodano contemplandosi da soli e che si stanno perdendo la possibiltà di contemplare la bellezza che sta di fronte a loro.

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Terza Edizione del Tango festival della Capitale. Eccovi alcuni dei pezzi forti:

dal 7 al 9 dicembre 2007: Ezequiel Farfaro e Eugenia Parrilla

dal 21 al 23 dicembre 2007: Esteban Moreno e Claudia Codega

23 dicembre 2007: Annamaria Castelli + Gran Tango Ensemble

eccovi una bellissima versione live di Milonga Sentimental con la voce di Anna Maria Castelli e con Luis Bacalov al pianoforte tratta dal loro concerto della scorsa estate

4 gennaio 2008: Otros Aires

dal 4 al 6 gennaio 2008:  Pablo Veron

Tutte le informazioni su stages, prezzi, luoghi e date le trovate QUI