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Articoli marcati con tag ‘Horacio Ferrer’

Una bella e recente intervista al poeta argentino

La poetica di Horacio Ferrer trova una delle sue più grandi espressioni in questa canzone, qui eseguita da Astor Piazzolla e Raúl Lavié live nel 1984 alla Radio Caracas Televisión.

Ma una notte la sua orrenda bicicletta con rimorchio
cominciò a sembrare un’enorme coda fluorescente.
Incredibile! I ladri restituivano i portafogli sui bus;
i potenti ponevano fine alla fame;
gli UFO ci rivelavano il mistero della pace;
il sindaco in persona chiudeva le falle nelle strade.
E persino io, ragazzo, io che conosco le angosce,
ho pianto di gioia ballando sotto quella luce la polka del ciclista.

… potenza della biciletta … usiamola tutti, soprattutto in città!

La bicicleta blanca

(1970)

Lo viste. Seguro que vos también, alguna vez lo viste. 
Te hablo de ese eterno ciclista, solo, tan solo, 
que repecha las calles por la noche.
Usa las botamangas del pantalón bien metidas en las medias
y una boina calzada hasta las orejas, ¿te fijaste?
Nadie sabe, no, de dónde cuernos viene;
jamás se le conoce a dónde diablos va.
De todos modos, si lo vieras pasar, mirálo con mucho amor.
Puede que sea, otra vez… 

El flaco que tenía la bicicleta blanca
silbando una polquita cruzaba la ciudad,
sus ruedas daban pena, tan chicas y cuadradas,
que el pobre se enredaba la barba en el pedal.

Llevaba de manubrio los cuernos de una cabra,
atrás en un carrito cargaba un pez y un pan,
jadeando a lo pichicho, trepaba las barrancas
y él mismo se animaba, gritando al pedalear:

“¡Dale, Dios!… ¡Dale, Dios!,
meté, flaquito, corazón.
Vos sabés que ganar
no está en llegar sino en seguir.”

Todos, mientras tanto, en las veredas 
revolcándonos de risa
¡lo aplaudimos a morir!
Y él con unos ojos de novela,
saludaba, agradecía,
y sabía repetir.

“¡Dale, Dios!… ¡Dale, Dios!
¡Dale con todo, dale Dios!”

Pero, cierta noche, su horrible bicicleta con acoplado
entró a sembrar una enorme cola fosforescente.
¡Increíble! los pungas devolvían las billeteras en los colectivos;
los poderosos terminaban con el hambre;
los Ovnis nos revelaban el misterio de la paz;
el intendente en  persona rellenaba los pozos de la calle.
Y hasta yo, pibe, yo que soy las penas, 
lloré de alegría bailando bajo aquella luz la polka del ciclista.

Después, no sé, te juro, por qué siniestra rabia,
no sé por qué lo hicimos, ¡lo hicimos sin querer!,
al flaco, pobre flaco, de asalto y por la espalda,
su bicicleta blanca le entramos a romper.

Le dimos como en bolsa, sin asco, duro, en grande,
la hicimos mil pedazos y, al fin, yo vi que él
mordiéndose la barba gritó. “¡Que Yo los salve!”,
miró su bicicleta, sonrió, se fue de a pie.

Mi viejo Flaco Nuestro que andabas en la Tierra, ¿cómo te olvidaste
que no somos ángeles, sino hombres y mujeres?

Flaco,
no te pongas triste,
todo no fue inútil,
no pierdas la Fe.
En un cometa con pedales
¡dale que te dale! 
yo sé que has de volver.

Una grandissima energia creata dalle tre artiste su testo di Sibone Oroza, composizione e arrangiamento di Johanna Juhola e Milla Viljamaa, queste ultime rispettivamente alla fisarmonica ed al pianoforte, con la voce di Kukka-Maaria Ahonen. Il tango finlandese è sempre più vivo.

Questa canzone si trova nell’album Tango de norte a sur pubblicato da Music ARC nel 2012, con la partecipazione di Horacio Ferrer.

Il video è stato registrato al Teatro Nazionale Finlandese Lavaklubi il 5 marzo 2012 da Heini Mäntylä e Daniel Sykes.

http://www.laschicasdeltango.com
http://www.arcmusic.co.uk

Una bellissima trasmissione datata 1997 e tratta dal sito RAI Scuola sulle origini e le caratteristiche del tango . Tra i vari ballerini riconosco solo il grande Osvaldo Zotto con Lorena Ermocida. Il video è tratto dal film del Tango (a passo di…) diretto da Vittorio Nevano ed a cura di Lorenza Foschini.

Purtroppo il video è disponibile solo su PC, Mac e Android perchè alla Apple hanno deciso che su IPad e IPhone Flash non serve…

Il tango è la testimonianza storica e culturale di un paese complesso come l’Argentina, ma è anche e soprattutto l’espressione di un lirismo universale, nutrito di sentimenti eterni come la malinconia, la nostalgia, la sensualità, la passione, la rabbia. “Il tango – diceva Borges –è un pensiero triste messo in musica”. Il tango nasce alla fine del diciannovesimo secolo all’interno di un processo di immigrazione che vede milioni di europei riversarsi nelle città argentine, dove si stabiliscono anche molti i gauchos, i quali abbandonano il loro tradizionale nomadismo per cercare fortuna nei centri urbani. L’etimologia del termine, ancora incerta, sottende una serie di ipotesi interpretative gravide di suggestioni e rimandi, tra cui quello alla cultura africana. Il tango nasce quindi dall’incontro di culture e genti diverse. Tuttavia esso si è ormai affrancato dalle sue origini per venire definitivamente consacrato a danza di valore universale, una danza che, come sottolinea lo scrittore Ernesto Sábato, non ha niente a che vedere con le sequenze caricaturali dei film interpretati da Rodolfo Valentino.  Alternando sequenze coreografiche ad interviste a scrittori, registi e poeti argentini, l’unità propone un viaggio nel mondo del tango, un mondo che non è solo una musica e un ballo, ma anche uno stile di vita, un modo di sentire l’esistente. Tra i nomi più illustri della storia del tango si ricordano Carlos Gardel e, in tempi più recenti, Astor Piazzola, grazie al quale il tango si è rinnovato, uscendo dai vicoli e arricchendosi di atmosfere proprie dei linguaggi della musica classica e del jazz.  Completa l`audiovisivo un`analisi del lessico, delle tematiche e dei movimenti del tango. Il poeta Horacio Ferrer, ricordando che nella composizione dei testi per il tango ci si affida alla melodia più che al ritmo, rimarca il legame tra questa danza e i temi della letteratura universale: la vita, il tempo, l`amore e la morte. 

Tratta dallo stesso film è disponibile sul Tubo anche la sigla d’apertura, molto bella!

Una carrellata di foto famose e non del grande Astor Piazzolla in un omaggio a lui dedicato da Walter Diaz Gracias con la collaborazione di Jose Vicente Boesmi e Daniel Piazzolla, il tutto condito dalla bella versione di Gidon Kremer dell’ouverture dell’opera di Piazzolla, seguita da un pezzo dell’originale.

Inauguro la nuova grafica del nostro sito, dandoci il bentornato dalle dolcezze estive, con il racconto della nascita di un capolavoro scaturito dal genio di Astor Piazzolla e Horacio Ferrer nella notte tra l’8 ed il 9 di luglio del 1968 in una cantina della Avenida Presidente Manuel Quintana di Buenos Aires

Chiquilín de Bachín

Musica: Astor Piazzolla
Testo: Horacio Ferrer
 

Por las noches, cara sucia
de angelito con bluyín,
vende rosas por las mesas
del boliche de Bachín.

Si la luna brilla
sobre la parrilla,
come luna y pan de hollín.

Cada día en su tristeza
que no quiere amanecer,
lo madruga un seis de enero
con la estrella del revés,
y tres reyes gatos
roban sus zapatos,
uno izquierdo y el otro ¡también!

Chiquilín,
dame un ramo de voz,
así salgo a vender
mis vergüenzas en flor.
Baleáme con tres rosas
que duelan a cuenta
del hambre que no te entendí,
Chiquilín.

Cuando el sol pone a los pibes
delantales de aprender,
él aprende cuánto cero
le quedaba por saber.
Y a su madre mira,
yira que te yira,
pero no la quiere ver.

Cada aurora, en la basura,
con un pan y un tallarín,
se fabrica un barrilete
para irse ¡y sigue aquí!
Es un hombre extraño,
niño de mil años,
que por dentro le enreda el piolín.

Chiquilín,
dame un ramo de voz,
así salgo a vender
mis vergüenzas en flor.
Baleáme con tres rosas
que duelan a cuenta
del hambre que no te entendí,
Chiquilín.