“Il viaggio di ritorno di un italiano d’Argentina”, questo il sottotitolo di un libro che racconta una gran parte dell’epoca d’oro del tango attraverso il racconto dell’emigrazione italiana e delle vicissitudini dell’Argentina con il suo carattere, le sue contraddizioni e la sua cultura, fino al ritorno del protagonista al suo paese d’origine. Inframezzo il racconto con immagini e musica che possono descrivere questi 70 anni e più di storia.

Fabrizio e Nicola Valsecchi
Giorni di neve, giorni di sole
Il viaggio di ritorno di un italiano d’Argentina
Casa Editrice Marna, 2010, 12 euro
ISBN: 9788872034989

Il nostro terzo romanzo narra una vicenda realmente accaduta: la storia di Alfonso Dell’Orto, che in pieno regime fascista, nel 1935, con la madre e la sorella, parte per l’Argentina dove suo padre Augusto era emigrato per motivi politici e lavorativi. Sullo sfondo l’Italia del duce, in cui la libertà era negata e c’era una tessera per tutto, anche per pensare. Quel paese lontano appare loro come la terra del sole e della speranza, così come per moltissimi nostri connazionali.

In Argentina, tra sforzi, rinunce e sacrifici, Alfonso riesce a costruirsi un futuro e una posizione, sposa una connazionale e forma una famiglia con quattro figli. Purtroppo altre dittature si frappongono sul suo cammino. É il 1976 quando il regime militare dei generali e di Jorge Rafael Videla apre il periodo della obediencia debida e del terrorismo di stato, che ha provocato 30.000 desaparecidos, vittime su cui è sceso il silenzio complice di molti stati e anche della chiesa. La figlia maggiore di Alfonso, Patricia (21 anni), è tra i primi desaparecidos insieme al marito Ambrosio (23) con cui svolgeva un lavoro sociale tra i poveri del barrio. Lasciano sola al mondo una bimba di 25 giorni, Mariana, a cui Alfonso in età ormai matura fa da padre. Non erano militanti attivi.

Dell’Orto vive la sua tragedia senza mai perdere la speranza di ritrovare la figlia. Quando vengono riaperti i processi nel 1999, ecco la triste verità della morte di Patricia, grazie alla deposizione del testimone oculare Julio Lopez, desaparecido per la seconda volta il 18 settembre 2006 dopo aver fatto i nomi dei colpevoli.

Alfonso trova il modo per fare rivivere la memoria della figlia, riabbracciando dopo 70 anni il proprio paese natale, lasciando un quadro di Patricia ( la sola a non aver conosciuto Piazza Santo Stefano, frazione di Cernobbio), nella Cooperativa Sociale del paese costruita anche da suo nonno Giovanni, per legare idealmente i principi di libertà , verità , giustizia e democrazia in cui i suoi cari credevano.

Il libro vanta la prefazione di Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la Pace 1980 per la sua attività a favore dei poveri e dei non violenti e la postfazione di Gianni Tognoni, Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli.

ago
27
Filed Under (Foto, Musica, Storia, Testi) by DaikilTango on 27-08-2010

Una bellissima canzone, tratta dall’album Discanto (1990), per ricordare a coloro che, dietro ad una camicia verde, se ne sono dimenticati, che siamo un popolo di emigranti, e che solo per questo dovremmo avere un diverso atteggiamento verso chi è costretto a emigrare qui da noi. Ad esempio il nostro amato tango, che ora ci piace così tanto, è nato proprio dai nostri connazionali costretti ad attraversare l’oceano per trovare un futuro che qui in patria gli era negato, strappati alla loro terra ed alle loro famiglie.

Italiani d’Argentina

Ecco, ci siamo
ci sentite da lì?
in questo sfondo infinito
siamo le ombre impressioniste
eppre noi qui
guidiamo macchine italiane
e vino e sigarette abbiamo
e amori tanti.

Trasmettiamo da una casa d’Argentina
illuminata nella notte che fa
la distanza atlantica
la memoria più vicina
e nessuna fotografia ci basterà.

Abbiamo l’aria di italiani d’Argentina
oramai certa come il tempo che farà
con che scarpe attraverseremo
queste domeniche mattina
e che voglie tante
che stipendi strani
che non tengono mai.

Ah, eppure è vita
ma ci sentite da lì?
in questi alberghi immensi
siamo file di denti al sole
ma ci piace, sì
ricordarvi in italiano
mentre ci dondoliamo
mentre vi trasmettiamo.

Trasmettiamo da una casa d’Argentina
con l’espressione radiofonica di chi sa
che la distanza è grande
la memoria cattiva e vicina
e nessun tango mai più
ci piacerà.

Abbiamo l’aria di italiani d’Argentina
ormai certa come il tempo che farà
e abbiamo piste infinite
negli aeroporti d’Argentina
lasciami la mano che si va.

Ahi, quantomar quantomar per l’Argentina.

La distanza è atlantica
la memoria cattiva e vicina
e nessun tango mai più
ci piacerà
Ahi, quantomar

Ecco, ci siamo
ci sentite da lì?
ma ci sentite da lì?

ago
26
Filed Under (Biografie, Musica, Storia, TV) by DaikilTango on 26-08-2010

Dal programma Dar de nuevo Horacio Salas a colloquio con Horacio Ferrer raccontano un pezzo, non della poesia del tango, ma della Poesia e del Tango.

lug
20
Filed Under (Biografie, Musica, Storia, Video) by DaikilTango on 20-07-2010

Uno splendido speciale di Encuentro en el Estudio dedicato a questa icona del tango scomparsa lo scorso 31 maggio 2010, ed a seguire una sua breve biografia da me selezionata.

Rubén Juárez

Ballesteros (Cordoba), 5 novembre 1957 – Buenos Aires, 31 maggio 2010

Nato a Ballesteros, in provincia di Córdoba, il 5 novembre 1947 e trasferitosi da piccolo a Avellaneda, già a 6 anni inizia a studiare il bandoneón con il maestro Domingo Fava, dimostrando anche una forte passione per il canto, in questa fase messa in secondo piano, almeno in fase di studio. Inizia e continua la sua carriera tanguera sin dai suoi 9 anni, debuttando al bandoneón nella Orquesta Típica del Club Atlético Independiente, e coltiva la sua passione strumentale e canora in varie serate, club e concorsi locali, alternando il tango ad altri lavori.

In seguito incontra Héctor Arbello, chitarrista del suo barrio ed ex chitarrista di Julio Sosa, con il quale inizia a fare serate avventurose nel fine settimana. Nel 1694 la morte di Julio Sosa segna un punto importante nell’attività artistica di RJ, così come l’incontro artistico con Horacio Quintana nel 1969 lo porta alla sua prima registrazione sotto l’etichetta Odeon dal titolo Para vos Canilla che fu subito un buon successo, per di più ottenuto con un brano originale caratterizzato da forza ed innovazione.

Durante le sue acclamate esibizioni al Caño 14 fu notato dal grande Aníbal Troilo il quale gli chiese di fargli da padrino musicale: ovviamente RJ accettò con grande onore e divenne per Pichuco il figlio che non aveva avuto. In seguito arrivano i successi in TV e le tournée in Argentina ed all’estero, seguite dal suo primo LP orchestrato da Carlos García ed intitolato Mi bandoneón y yo e da tantissime collaborazioni con artisti quali Armando Pontier, Pedro Aznar, Leopoldo Federico e Raúl Garello, collaborazioni che si traducono nella produzione di quasi un LP all’anno fino al 1987 ed in ulteriori tournée tra Colombia, Messico , Venezuela, Perù, Cile, Uruguay e Stati Uniti.

Nel 1978 viene presentato alla TV spagnola raggiungendo grande notorietà in Europa ed arrivando, nel 1981, ad esibirsi a Parigi. Tutti questi viaggi vengono inframmezzati da ritorni in patria che lo tengono sempre legato ai suoi connazionali, tanto che molti suoi lavori diventano anche lavori teatrali ed in una partecipazione cinematografica nella pellicola Tango Bar del 1988.

A partire dal ’91 e fino a tutto il 2006 è stato protagonista di ulteriori ed ininterrotti tour in Europa ( in cui ereditò le platee che erano state di Astor Piazzolla in Svezia, Finlandia, Germaania, Inghilterra, Svizzera, ecc.) ed America con artisti fra i quali Fito Paez, Juan Carlos Baglietto, Raúl Lavie, Chico Novarro, Jose Angel Trelles, Maria Graña, Mercedes Sosa, Diango, Joan Manuel Serrat, el “Polaco” Goyeneche, Luis Salinas, Maximiliano Guerra,  Julio Boca e Eleonora Cassano, Charly García, Valeria Lynch.

In tutti i numerosi anni del suo successo ha sempre unito le sue capacità interpretative vocali a quelle straordinarie del suo amato bandoneón diventato bianco negli ultimi anni della sua carriera, anni nei quali è stato spesso affiancato da sua figlia Lucila Juárez. Nel 2005 e nel 2006 i suoi tour di successo l’anno portato anche in Italia, a Roma, Milano, Torino e Venezia.

Un cancro diagnosticatogli ad aprile 2010 ci ha privato della sua persona il 31 maggio 2010, ma la sua musica e la sua voce risuonano forte nella sua nutrita discografia ed in partecipazioni quale quella recentissima documentata da Encuentro en el Estudio condotta da Lalo Mir.

lug
19
Filed Under (Musica, Storia, TV, Testi) by DaikilTango on 19-07-2010

La splendida accoppiata italo-argentina in questo brano dello stesso Astor Piazzolla e di Jean-Claude Carriere

Che, tango che

Che Tango che, rossée usée
abusée et désabusée
Che Tango Che

Cha Tango Che, qui m’a dragué
qui m’a drogué, qui m’a croqué
Che Tango Che

Che Tango Che, limée minée
élimée et éliminée
Che Tango Che

Che Tango Che, qui m’a violée
qui m’a vicié, qui m’a viré.

Che Tango Che, fauchée fichée
esseulée et deboussolée
Che Tango Che.

Qui me frolais, qui m’affolais
et qui m’a floué
Che Tango Che

Tu m’as fait valdinguer. Tu m’as fait déglinguer
Tu m’avais déshabillée. Tu m’avais dévergondé

Tu m’as fait me pâmer. Tu m’as fait me paumer
Tu m’avais tané. Tu m’avais maté
Tu m’as baratiné et tu m’as laissé rétamée.

Che Tango Che, rapée tapée
camée cassée décarcassée
Che Tango Che

Che Tango Che, Qui m’a gâté
Qui m’a fêté. Qui m’a jeté
Che Tango Che

Bandominée bandorlotée
néon néant abandonnée

Che Tango Che, qui m’a soûlé
qui m’a roulé et m’a coulé.

Che Tango Che, tango calin
tango éteint, tango destin
Che Tango Che.

Qui m’a grisé, qui m’a brisé
mais qui m’a aimé

Che Tango Che

lug
16
Filed Under (Ballo, Buenos Aires, Storia, TV) by DaikilTango on 16-07-2010

La Marsháll è una milonga del mercoledì e del sabato a Buenos Aires aperta a tutti e specializzata nell’accoglienza delle coppie omosessuali. Questo è sicuramente un bel segno di civiltà dimostrato in un ambito un po’ machista come si dice nel servizio che segue che riguarda la decisione presa ieri dal Senato Argentino che ha votato a favore dei matrimoni omosessuali, primo paese di tutta l’America Latina. Qualche gesto di civiltà servirebbe finalmente anche in Italia!